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Iyengar Yoga Institute Milano

Journal

 

19 Novembre 2020

Breve storia dei props

Chiara M. Travisi


“Nel 1937 quando mi ero già trasferito a Pune, l’allora rettore del Fergusson College venne da me per via di alcuni problemi e in cerca di sollievo. Aveva circa 85 anni e io 19. Desideravo fargli praticare le posizioni in piedi ma la sua età, unita ai suoi problemi di salute, gli impedivano persino di stare sulle sue gambe correttamente. Mi venne allora in mente che avrei potuto fargli praticare Trikonasana e Parsvakonasana da sdraiato. Le sue gambe tuttavia non stavano separare. Allora presi un lungo bastone di legno e glielo misi tra i piedi per evitare che le gambe si riavvicinassero. Quella fu la mia prima creazione di un prop.” [..]. — BKS Iyengar

Volgendo lo sguardo al passato, oggetti ed attrezzature ad hoc per supportare la pratica corporea e meditativa dello yogin erano già in uso in India in forme antiche di ascetismo e yoga. Tra gli altri, in particolare, l’idea di utilizzare qualcosa di simile ad una cintura per stabilizzare il corpo in una determinata posizione ha molte attestazioni nelle arti visuali e testuali, alcune delle quali risalgono addirittura a 2000 anni fa (si veda Seth, 2018a). Molte di queste (bassorilievi e sculture) sono sotto gli occhi dei numerosi visitatori dei siti archeologici indiani, altre invece si trovano in collezioni private. Durante la mia visita al sito di Hampi, Karnataka, India, ad esempio, io stessa ho potuto ammirare la monumentale statua monolitica di Narasiṃha, decimo avatara (reincarnazione) leonino del Dio Vishnu, assiso in meditazione con una cintura a stabilizzarne gambe e bacino, esattamente come la utilizziamo noi oggi nelle nostre pratiche di pranayama e meditazione. Tante altre attestazioni sono sparse, non solo all’interno del sito di Hampi, ma anche in altre regioni del subcontinente Indiano (per una disamina si veda Powel, 2018b). Altre si trovano invece in collezioni private e possono essere ammirate solo in occasione di mostre. In una esposizione presso l’Asian Art Museum of San Francisco nel 2014, ad esempio, un affresco variopinto del XVIII secolo “Rama entra nella foresta dei saggi” mostrava yogi intenti in vari asana: sorprendenti le raffigurazioni dello yogi appeso a testa in giù con una corda (simile al nostro rope-sirsasana) e quella in alto a destra dello yogi in upaashrayi padmasana con l’utilizzo del bolster. 
Questo filo rosso che lega la reintroduzione e l’utilizzo imponente dei props nell’Iyengar yoga con le tradizioni ascetiche più antiche, non solo ci fa sentire una continuità con pratiche ascetiche antiche, ma ci aiuta anche a capire come il loro uso moderno nell’Iyengar Yoga, non sia da intendersi con un mero attributo ginnico – come inizialmente i props vengono intesi e esperiti dai principianti – ma, piuttosto, come un ausilio per coadiuvare e agevolare il raggiungimento di condizioni cognitive e mentali se non “straordinarie”, sicuramente “non-ordinarie”.

Per me il prop non è solo per l’asana. Esso dovrebbe contribuire alla posizione del corpo che a sua volta consente alla mente di essere calma e in uno stato di “chitta vritti nirodha”. Il corpo è il mio primo pros. Il corpo è un prop per l’anima [..]. — BKS Iyengar

 

Bibliografia
Powel, S. (2018a). “Etched in Stone: Sixteenth-century Visual and Material Evidence of Śaiva Ascetics and Yogis in Complex Non-seated Āsanas at Vijayanagara” in Journal of Yoga Studies – Vol. 1, pp. 45-106.
Seth Powell (2018b). “The Ancient Yoga Strap: a Brief History of the Yogapatta”. In the Lumineshentblog.spot.com